Il corpo nei disturbi alimentari: tra identità, conflitto e significato
Corpo e disturbi alimentari sono legati da un filo profondo, che va molto oltre il cibo. Quando pensiamo al corpo, siamo portati a immaginarlo come qualcosa di concreto, visibile e definito nei suoi confini materiali. Il termine stesso deriva dal latino corpus, “entità materiale”. Eppure il corpo non è mai soltanto materia: è uno spazio psichico, un luogo in cui si inscrivono vissuti, relazioni, emozioni e conflitti spesso non pienamente consapevoli. Nei disturbi alimentari questa dimensione diventa particolarmente evidente.
Il corpo come luogo dell’esperienza psichica
Il corpo non è solo ciò che si vede, ma anche ciò che si sente e, soprattutto, ciò che può essere difficile da “pensare”. Fin dalle prime relazioni rappresenta il primo mezzo di comunicazione con l’altro: attraverso la corporeità passano i bisogni, gli affetti e la regolazione emotiva.
Quando queste esperienze precoci sono cariche di ambivalenza, incoerenza o difficoltà di sintonizzazione, il corpo può diventare il luogo in cui tali vissuti vengono trattenuti e, in seguito, espressi. In questo senso assume una funzione simbolica: parla quando le parole non sono disponibili.
Il mito del corpo perfetto come costruzione psichica
L’ideale del corpo perfetto, così centrale nella società contemporanea, non può essere letto soltanto come un prodotto culturale. Da un punto di vista psicodinamico rappresenta spesso un tentativo di dare forma e controllo a un’esperienza interna più complessa.
La ricerca della perfezione corporea può trasformarsi in:
- un modo per organizzare un senso di sé fragile;
- un tentativo di contenere stati emotivi difficili da tollerare;
- una difesa da vissuti di inadeguatezza o di disintegrazione.
In quest’ottica il corpo non è semplicemente un oggetto di cura, ma diventa il teatro di un conflitto psichico profondo.
Il sintomo come linguaggio: cosa dice il corpo nei disturbi alimentari
Anoressia e bulimia non possono essere ridotte a comportamenti disfunzionali legati al cibo o al peso. Nei disturbi alimentari il sintomo ha una precisa funzione comunicativa. Il controllo del corpo, la restrizione, l’abbuffata o le condotte di compensazione possono rappresentare:
- modalità arcaiche di regolazione emotiva;
- tentativi di esprimere ciò che non può essere mentalizzato;
- forme di relazione con l’altro, seppur indirette e sofferenti.
Il corpo diventa così attore e destinatario di queste dinamiche: qualcosa da dominare, ma anche qualcosa che “parla” al posto della mente.
Perfezionismo, sguardo dell’altro e corpo nei disturbi alimentari
Il perfezionismo, frequente nei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), può essere letto come espressione di un Ideale dell’Io particolarmente rigido e persecutorio. Non si tratta solo del desiderio di migliorarsi, ma di una necessità interna di aderire a standard elevatissimi, spesso percepiti come imposti dall’esterno ma profondamente interiorizzati.
Lo sguardo dell’altro ha un ruolo fondamentale: il corpo “perfetto” diventa il mezzo per ottenere riconoscimento, valore, esistenza. Ma proprio perché questo riconoscimento è fragile e condizionato, la persona resta intrappolata in un circuito di continua insoddisfazione.
Il corpo nei disturbi alimentari, tra iper-presenza e assenza
Un aspetto centrale nei disturbi alimentari riguarda il modo paradossale in cui il corpo viene vissuto:
- da un lato è ipercontrollato, osservato e misurato in modo ossessivo;
- dall’altro è vissuto come distante, estraneo, difficile da rappresentare psichicamente.
Questa oscillazione riflette una difficoltà nel dare significato ai propri stati interni: il corpo diventa il luogo concreto in cui rendere visibile ciò che non si riesce a elaborare con il pensiero. Diventa, allo stesso tempo, “troppo pieno” e “troppo vuoto”.
Ritrovare il corpo nei disturbi alimentari: la relazione come spazio di trasformazione
Nella cura dei disturbi alimentari l’obiettivo non è soltanto modificare il comportamento, ma comprendere il significato che quel comportamento assume nella vita psichica della persona. Approcci come il trattamento basato sulla mentalizzazione (MBT) mettono al centro lo sviluppo di una maggiore capacità di:
- riconoscere e nominare i propri stati emotivi;
- collegare le esperienze corporee ai vissuti psichici;
- costruire una rappresentazione di sé più integrata e meno frammentata.
In questo percorso è fondamentale l’atteggiamento del terapeuta: una presenza non intrusiva e non rigidamente interpretativa, ma orientata all’apertura e alla curiosità.
Comprendere il corpo significa andare oltre la sua superficie, per ascoltarne il linguaggio e riconoscere ciò che, attraverso di esso, cerca di essere espresso.
Bibliografia e riferimenti
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- Wade, T. D., O’Shea, A., Shafran, R. (2016). Perfectionism and eating disorders. In F. M. Sirois, D. S. Molnar (Eds.), Perfectionism, Health, and Well-Being. Springer.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce un colloquio con un professionista. Se stai attraversando un momento difficile, puoi chiamare il Numero Verde nazionale SOS Disturbi Alimentari 800 180 969, gratuito e anonimo. In caso di emergenza chiama il 112.
